"Il non poter essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, della terra intera; considerare l'ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole meravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell'animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l'universo infinito, e sentire che l'animo e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d'insufficienza e di nullità, e patire mancamento e vòto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltà, che si vegga nella natura umana". G. Leopardi

sabato 28 novembre 2009

Silenzio

Questo blog è rimasto silenzioso per molto tempo. Poi un anonimo ha lasciato un commento dicendo "Proprio quello che cercavo. Grazie". Non so cos'abbia trovato, ma vorrei capire. Aspetto che si ripresenti.
Intanto spiego le ragioni del mio silenzio: non mi serve più una via di sfogo, nemmeno culturale o estetico, perché grazie al Cielo ho sempre più a che fare con la verità, che è bella di per sé.
Ma tornerò.

martedì 30 dicembre 2008

Glottologia

In italiano sono di origine ebraica fasullo 'falso, non genuino', da pāsūl e, a un livello substandard o paragergale, togo, aggettivo glossabile come 'figo', da ţobh 'buono'.

mercoledì 24 dicembre 2008

S. Natale 2008

Egli si è mostrato.
Egli personalmente.
E adesso è aperta la via verso di Lui.
La novità dell’annuncio cristiano
non consiste in un pensiero,
ma in un fatto:
Egli si è mostrato.
Ma questo non è un fatto cieco,
ma un fatto
che, esso stesso, è Logos –
presenza della Ragione eterna
nella nostra carne.
"Verbum caro factum est" (Gv 1,14).
Il fatto è ragionevole.
Certamente occorre sempre
l’umiltà della ragione
per poter accoglierlo; occorre
l’umiltà dell’uomo
che risponde
all’umiltà di Dio.

Benedetto XVI

mercoledì 16 aprile 2008

Aprile: La scienza degli addii

A marzo niente consiglio di lettura: chiedo scusa al mio pubblico che, date le dimensioni, è praticamente privato... Non potevo mancare però anche all'appuntamento di aprile, seppur in ritardo sull'inizio del mese, e spero che il libro che propongo cancelli queste mie mancanze col piacere della sua lettura. Insomma, che vi venga da dire, alla fine, "valeva la pena di aspettare".


La scienza degli addii di Elisaberra RASY.
Non chidetemi notizie sull'autrice perché non ne so nulla, ho solo letto un suo articolo riguardante un romanzo storico del '900 su "Repubblica".
E non chiedetemi niente nemmeno sull'affidabilità storica di questo romanzo: so solo che si colloca negli anni '20-'30 in Russia e narra del poeta non allineato Osip Mandel’štam, morto a 39 anni, e di sua moglie, ma soprattuto di come grazie a lei non si sia persa memoria degli scritti di lui. Letteralmente.


«Ho imparato la scienza degli addii, nel piangere notturno, a testa nuda».

domenica 30 marzo 2008

L'"originale" delle specie

«Tra un libro di Einstein e un libro su Einstein, scegli il primo. C’è più da imparare dalla oscurità di un maestro che dalla chiarezza di un discepolo. Gli scopritori di continenti hanno disegnato contorni sempre imprecisi delle coste, che oggi qualsiasi agenzia turistica è in grado di correggere. Preferisco chi ha scoperto i continenti».

Pontiggia ci ricorda che è bene preferire «l’oscurità di un maestro» alla «chiarezza di un discepolo», e su questa affermazione è facile trovarsi subito d’accordo. Ma quali sono i motivi che stanno alla base di questa convinzione? Occorre trattare con attenzione la questione, poiché nel rispondere a questa domanda è facile cadere in contraddizione.
Si può ritenere un bisogno proprio dell’uomo quello di rintracciare le cause di ciò che ha di fronte, e questa esigenza di ricerca continua delle origini è ultimamente la stessa che dà impulso allo sviluppo della conoscenza e della civiltà. Thomas Mann esprime mirabilmente questo stesso concetto: «Profondo è il pozzo del passato … È ben comprensibile che il suo mistero formi l’alfa e l’omega di tutti i nostri discorsi e di tutte le nostre domande» (MANN Thomas, «Le storie di Giacobbe», in Giuseppe e i suoi fratelli). Potrebbe sembrare che questo sia un fatto che non investa la nostra vita quotidiana, ma a ben guardare non è così.
Partiamo da un esempio che potrebbe riguardare chiunque: il dover scegliere tra l’opera di un autore e un commento, sapendo che quest’ultimo consente una lettura più agevole degli stessi concetti espressi dall’autore. In buona fede, facilmente saremmo attratti dal commento, o anche da più commenti, e questo non tanto per economia di tempo, ma soprattutto per completezza, in quanto il confronto tra le varie interpretazioni è certamente utile all’approfondimento di un testo. Ma occorre ricordare che esso non può essere fatto prescindendo dal testo stesso; così, infatti, subiremmo supinamente il parere di altri che – per quanto autorevole – resta un parere, senza contare poi che le semplificazioni e le schematizzazioni operate dai commentatori potrebbero anche involontariamente banalizzare il contenuto dell’originale. Ecco dunque che nell’intento di andare a fondo, ci siamo fermati alla superficie dell’opera. Questa contraddizione si ripropone ogni giorno nelle scuole e nelle università che basano l’apprendimento proprio sulla conoscenza indiretta, la quale è un metodo potentissimo e insostituibile ma che va applicato consapevolmente, pena il rischio di essere “plagiati” dai libri sui quali si studia.
Andrebbe pertanto riacceso un interesse prima di tutto per il testo originale, per la conoscenza dell’opera nel suo significato, che si offrirebbe così intatto anche e soprattutto alla nostra interpretazione di lettori, sprigionando la sua capacità di rispondere alle nostre domande e di suscitarne di nuove, caratteristica che nei classici della letteratura è molto spiccata ed è forse proprio essa a renderli tali. Afferma lo storico dell’arte George Kubler (KUBLER George, La forma del tempo. La storia dell’arte e la storia delle cose) che un artefatto originale nel suo ambito – e con questo si intende che esso si distingue dalle altre opere come un mutante si distingue dagli altri membri della sua specie, e impone conseguenze su tutta la sua discendenza – «allarga direttamente la coscienza umana … aprendo nuove vie al modo di esperire l’universo».

lunedì 24 marzo 2008

Ottava

Che vergogna, da troppo tempo non aggiorno il blog, e non ho neanche scritto gli auguri di Pasqua.
Mi permetto di fare una riflessione, e di parlare un po' dei fatti miei, ma solo per questo post, anche perché non credo siano fatti solo miei o, meglio, proprio perché sono miei possono essere di chiunque. Scusate la frase criptica, ma ho fatto apposta :)
Sono stata a confessarmi martedì mattina e il prete mi ha dato come penitenza di vivere bene il Venerdì Santo. Così mi sono ripromessa una Via Crucis che, così come quello che avevo in programma per il Giovedì, sapevo avrei fatto. Sono stati momenti intensissimi, in cui diventa davvero evidente che una coesione simile tra tante persone e così diverse non può dipendere da noi. La Chiesa che esiste da duemila anni non è un atto di volontà o affermazione di sé di qualche fanatico.
Non per niente, oggi mentre cercavo una parola latina nel dizionario mi è caduto l'occhio su religio, la cui definizione per l'etimologia rimandava a re-ligo: tenere insieme le cose.

domenica 9 marzo 2008

Zibaldone, pagina prima

"L'uomo, l'uomo!" lei disse adirandosi contro il misurare con la misura della misura. "Che cos'è l'uomo? Neppure un virus! Basta che si pensi alla nostra galassia. E quante galassie ci sono!".
Ma un lunedì mattina, durante una pausa di due ore, lei, che non è neppure un virus, corre da un negozio di dischi all'altro, e chiede il concerto per due cembali e orchestra d'archi in do minore 1060 BWV, che ha sentito domenica.

martedì 26 febbraio 2008

Febbraio: Cioccolato

Il consiglio di lettura per il mese di febbraio arriva un po' in ritardo: confido nella pazienza dei miei 25 lettori. Anche Manzoni diceva che i suoi lettori erano 25, ma lui voleva essere modesto perché sapeva di averne molti di più, mentre io voglio tirarmela perché in realtà so di averne molti di meno... :)
Per questo mese non vi indico un libro solo, ma approfitto della selezione di titoli fatta dalla biblioteca del mio paese per un incontro su libri e cioccolato (buonissimo abbinamento) svoltosi due sabati fa. Vi riporto quindi l'elenco dei titoli prorposti che hanno a che fare col cioccolato.
ALLENDE Isabel, Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci, Feltrinelli
AMADO Jorge, Dona Flor e i suoi due mariti, Garzanti
AMADO Jorge, Gabriella garofano e cannella, Mondadori
BUITRAGO Fanny, La signora del miele, Feltrinelli
ESQUIVEL Laura, Dolce come il cioccolato, Garzanti
HARRIS Joanne, Chocolat, Garzanti
HARRIS Joanne, Profumi, giochi e cuori infranti, Garzanti
HENDRICKS Judi, Il dono di Isabel, Salani
MENABUONI Marco, Cioccolato. Mito e storia di un celebre e raffinato alimento, Nardini editore
PAZ Senel, Fragola e cioccolato, Giunti
POSADAS Carmen, Piccole infamie, Frassinelli
SCHOGT Philibert, La bottega del cioccolato, Garzanti
Per saperne di più:
Cioccolato. Il cibo degli Dei, Mondadori
Il cioccolato. Storia, leggenda, medicina, divagazioni e poi..., Calderini
Perché alle donne piace il cioccolato, Sperling & Kupfer
I piaceri del cioccolato, Garzanti

martedì 12 febbraio 2008

Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo

Premetto che non ho le competenze per fare di questo intervento una cosa seria. La mia vuole solo essere una riflessione su di un problema che mi si è posto, e al quale ho cercato di dare una mia motivazione. Sull’origine del mondo, credere alla religione o alla scienza? Non avendo trovato motivi a favore dell’una o dell’altra opzione che soddisfacessero pienamente le mie domande, ho cercato una conciliazione tra le due possibilità. E ho trovato che quest’integrazione, seppur probabilmente del tutto infondata, mi convince. Gradirei comunque conoscere il punto di vista di altri, così da migliorare il mio.

Accade che alcune persone neghino le teorie di Darwin sull’evoluzionismo. Del resto, è vero che sono teorie, e non leggi, in quanto non ancora dimostrate. Tutto quello che ci dicono però sembra puntare in quella direzione: la vita si è evoluta dai microrganismi fino a noi passando – cosa turpe a dirsi secondo alcuni – per le scimmie, che pare ci precedano immediatamente in questa linea.
Conosciamo tutti la storia del primo capitolo della Genesi sulla Creazione del mondo, che narra dal momento in cui dalla volontà di Dio è emanata la luce, seguita dalla separazione delle acque del cielo da quelle della terra, a loro volta separate dall’asciutto, e poi dalla creazione delle piante, degli animali marini e degli uccelli, degli animali che vivono sulla terraferma, e infine, il sesto giorno, dalla creazione dell’uomo.
E conosciamo anche l’ordine con cui l’universo e tutto quello che contiene (compresa la Terra con relative lito- atmo- idro- e biosfera) si sono formati, a partire da quella cosa grandiosa che fu il big bang fino ad oggi.
Io credo alla spiegazione del primo capitolo della Bibbia? Sì.
E credo alla spiegazione di tutti quegli scienziati che, nella storia dell’uomo, correggendosi con l’avanzare della conoscenza umana, hanno fornito l’attuale modello dell’universo e della comparsa ed evoluzione della vita sulla Terra? Sì.
Infatti la seconda è l’idea che l’uomo ricava dall’osservazione del mondo, la prima è il senso di quest’osservazione. Già Galileo nel suo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo chiariva come la Bibbia fosse un testo scritto per allegorie ed analogie. È un testo che va interpretato, e del resto così è stato giustamente fatto in questi millenni di esegesi biblica, che non avrebbero motivo di esistere se la Bibbia andasse presa alla lettera.
L’ordine con cui le fasi della formazione del mondo vengono descritte dalle due “versioni” è lo stesso, cambiano solo i tempi. Ma per il significato che la creazione del mondo deve avere, è davvero importante indicare quanti decimillesimi di secondo o quanti miliardi di anni sono passati tra una fase e l’altra? Non mi sembra. È invece importante per la scienza, che si chiede come le cose siano fatte, e descrive quindi nei particolari la successione degli eventi. Ma, ripeto, questa successione degli eventi che viene descritta è la stessa.
Resta da chiedersi dove sia il posto dell’uomo in tutto ciò: se si è evoluto da una scimmia, l’unica differenza tra noi e i primati dovrebbe essere una manciatina di geni, che per un errore di trascrizione da una generazione all’altra abbiano causato la differenziazione della specie umana. Niente di più, quindi, di quello che distingue un pesce rosso da un cane. Ma questo, certo, è ignobilmente riduttivo. L’uomo è l’unico essere dotato di ragione e che agisce secondo stimoli ben più complessi del semplice istinto. L’uomo sa di esistere, sa che il mondo esiste, e su questi ed altri fatti si pone delle domande. Non si lascia vivere, ma vive.
C’è stato quindi un momento nella storia della vita sulla Terra in cui una specie ha compiuto un passo che l’ha posta intellettivamente al di sopra delle altre, e che è stato la base imprescindibile per lo sviluppo della civiltà, la quale trae impulso al suo sviluppo dalla curiosità e dal desiderio di conoscere. Se gli uomini non si fossero posti nessun quesito, non avrebbero mai cercato delle risposte. È quindi da porre qui la comparsa della ragione, probabilmente dovuta a un processo lento legato al progressivo sviluppo dell’area anteriore del cervello. Si tratta, in quest’ultima frase, di una spiegazione scientifica della cosa perché, come già detto, quella religiosa vorrebbe che l’uomo sia creato, e che quindi compaia già completo in ogni sua parte, ragione compresa.
Ma anche qui le due spiegazioni non stridono. Se è vero infatti che l’uomo è quel livello della natura in cui la natura ha consapevolezza del suo essere, prima di questo livello l’uomo non c’era. La specie umana compare quando compare la ragione, è la ragione stessa. La consapevolezza, per dirla in parole povere, diventa quindi lo spartiacque storico-evolutivo-spirituale tra la scimmia e l’uomo, e questa consapevolezza dell’io e del mondo, dello spirito e delle sue tensioni verso qualcosa di ingenerato da cui sente di dipendere e su cui si pone degli interrogativi esistenziali, anziché essere una somma di errori genetici, è una caratteristica inequivocabile dell’umanità, e può essere benissimo intesa, io credo, come parte del disegno divino universale voluto e iniziato con il fiat lux che ha provocato il big bang. Una volontà guida la nascita e l’evoluzione del mondo fino all’uomo.

Non potrebbe allora essere, come io credo, che entrambe le spiegazioni siano vere, e che siano semplicemente formulate in due modi diversi perché diverse sono le funzioni e gli scopi che queste due spiegazioni devono avere?

Correggetemi per ogni volta che sbaglio e ditemi la vostra, così da fare di questa riflessione quel vero Dialogo che si propone di essere.